Giovanni Falcone

“La mafia uccide solo d’estate”… ed io c’ero

Oggi è 23 Maggio; una data importante per l’Italia… in particolare per noi siciliani che abbiamo vissuto tutto sulla nostra pelle e soprattutto nella nostra testa. Riporto quello che ho scritto sul mio blog personale “www.lelezangara.wordpress.com” un paio di anni fa. E’ un po’ lungo ma vi chiedo di leggerlo ugualmente. Non troverete quello che ha raccontato la TV o quello che vi racconta chi crede di sapere; leggerete come abbiamo vissuto quei momenti noi che eravamo presenti.

 

1992… ho 12 anni…

Papà oggi pomeriggio gioco a calcio con i miei compagni di classe, mi accompagni?
… a che ora avete la partita?
Alle cinque e mezza
Va bene… alle cinque andiamo

In Sicilia a fine Maggio fa già caldo e le famiglie iniziano a passare il week-end “alla casa al mare”, che solitamente si trova poco lontano dalla città ed è un casa più o meno credibile, non molto grande ed è una “casetta giusto per starci durante l’estate e per andare al mare”. Quel sabato io, mio padre e mia madre siamo andati nella nostra “casa al mare” insieme ad una giovane collega di mia madre ed il suo fidanzato; mi stava simpatico quel ragazzo… anche se era “grande” si lasciava andare quando giocavo con il computer oppure con il pallone o con qualche altra diavoleria di giocattolo che avevo in casa.

La nostra “casa al mare” si trova un po più avanti dello svincolo del “Johnny Walker”, che è lo svincolo per Carini sull’autostrada PalermoTrapani un poco più avanti dello svincolo per Capaci; se non prendi nessuno di questi svincoli arrivi all’aeroporto di Punta Raisi. E’ una autostrada relativamente vecchia ma bella… ha solo due corsie, un sacco di curve, salite troppo in salita, discese troppo in discesa e costeggia il mare; riesci addirittura a vedere le onde e in lontananza, vedi anche l’isolotto di Isola delle Femmine.
Dopo pranzo ci siamo seduti fuori sul terrazzino, accanto all’ingresso della cucina, per prendere il caffè e tra una chiacchierata ed un altra ci siamo accorti che le quattro e mezza erano arrivate quasi subito e che dovevamo andare a Palermo perché io avevo la partita di calcio con i miei compagni di classe.

In macchina faceva più caldo che fuori e una volta abbassati i finestrini ci siamo avviati verso il campetto di calcio. Pochi minuti per trovare parcheggio e poi dritto in campo. Ovviamente io ero il più scarso di tutti e quindi, come al solito, mi hanno messo per tutta la partita in porta… meglio così; onestamente di calcio non me ne frega niente… era giusto il piacere di giocare con i miei compagni di classe e stare insieme…
Per fortuna giocavo con la squadra più forte, quindi gli avversari arrivavano difficilmente davanti alla mia porta e avevo tutto il tempo per guardare quello che succedeva a bordo campo. Vedevo tutti parlare di “quello che era successo” e nessuno si spiegava come fosse potuto succedere. Cercavo di capire ma era tutto abbastanza confuso. Il commento che sentivo più spesso era: “E’ morto… si, si… lo hanno ammazzato”, oppure “Incredibile, non pensavo arrivassero a tanto”, e poi “Dice che è successo un macello, c’è tutto bloccato e le comunicazione sono interrotte perché sono saltati tutti cavi”. Cercavo con lo sguardo mio padre per capirci di più ma con scarsissimi risultati.

Minchia Lele!!! Guarda il pallone al posto di guardare il cielo!!!

Ops… Mi sono fatto prendere dai discorsi dei “grandi” e non mi sono reso conto che mi hanno fatto goal… poco importa, vincevamo qualcosa come cinque a zero…
La partita si è conclusa sette a due per noi… prendere solo due goal dopo un’ora di partita direi che è un buon risultato.

La doccia la faccio a casa
Si, anche io
… ma lunedi c’è compito in classe?
Forse si…
Vabè… ci vediamo Lunedi!
Ciao!

Alla fine di ogni partita anche i papà presenti si salutano, richiamano i propri figli e si avviano verso le proprie macchine. Anche mio padre seguendo questa breve cerimonia mi prese per mano e mi ha portò in macchina. L’abbondante traffico mi fece riflettere ancora di più sul fatto che fosse successo qualcosa di particolarmente grave… tuttavia mio padre era sereno e questo mi rincuorava.

L’ingresso per l’autostrada PalermoTrapani era praticamente bloccato; la statale iniziava a riempirsi ma si camminava… lentamente ma si camminava. Un po’ rimanendo in coda e un po’ superando da destra siamo arrivati a casa sempre guardandoci intorno cercando di capire la situazione per raccogliere altre informazioni.

Varcata la porta di ingresso ho visto mia madre di fronte alla televisione sintonizzata su TGS che andava avanti con una edizione straordinaria da circa un paio d’ore… nella parte bassa dello schermo c’era una scritta che recitava “Esplosione sull’autostrada per Punta Raisi. Morto il Giudice Falcone”.
Scorrevano le primissime immagini di quello che era rimasto dopo l’esplosione della bomba piazzata lungo l’autostrada in direzione Palermo… L’asfalto andato completamente distrutto, i resti delle macchine accartocciate, alcune delle quali sottosopra, i poliziotti in divisa che facevano non so che cosa, il guard rail tutto piegato che a tratti spariva sotto le macerie, il cartello che indicava la velocità massima a “80” stranamente rimasto in piedi ma tutto storto e gli ultimi vigili del fuoco che mettevano a posto i loro strumenti di lavoro.

Solo i cartelli autostradali sono rimati sani e in piedi… mi sono rimasti particolarmente impressi… erano due: il primo che indica dritto per Palermo con la freccia bianca rivolta verso l’alto e accanto, il secondo, sempre verde che indica la prossima uscita a destra per Capaci con la freccia bianca rivolta in basso verso destra. Guardavo sempre quei due cartelli ogni volta che andavamo “alla casa al mare” perchè quando li superavamo voleva dire che si stava quasi per arrivare.
Dopo quella esplosione che ha distrutto praticamente tutto, per qualche motivo che non capivo, quei cartelli “Palermo” e “Capaci” erano rimasti in piedi e intatti come se fossero due testimoni oculari di tutto, rimasti “vivi” per potere raccontare quello che era successo.

Per la prima volta avevo “toccato con mano” l’operato della mafia… la mafia della quale avevo tanto sentito parlare anni prima ma che non capivo perché ero troppo piccolo. I discorsi, sempre in siciliano abbastanza stretto, erano del tipo…

Minchia Boris Giuliano lo ammazzarono mentre usciva dal bar dove prendeva il caffè ogni mattina
Si si, lo so… l’ho sentito… ma sai che bar era?
Dovrebbe essere un bar che c’è in via di Blasi… ho saputo pure che gli hanno sparato qualche sei o sette colpi di pistola…
… e chi è stato?
… non lo capisci da solo…?

… oppure…

Chi? Salvo Lima? Non lo sai??? Lo hanno ammazzato appena uscito dalla sua villa di Mondello
Minchia assurdo…
Praticamente lui stava andando all’Hotel Palace perché doveva organizzare un convegno per Andreotti
Andreotti? Ma che mi stai dicendo?
Ti giuro! Era in macchina insieme ad uno che insegna all’università e un suo collaboratore, dice che si chiamava Nando Liggio… Si sono avvicinate due persone sopra una moto che hanno sparato in aria per fare fermare la macchina… Lima ha capito tutto ed è sceso per scappare ma uno dei due che era sulla moto è sceso, lo ha seguito e gli ha sparato tre colpi
… e quelli rimasti in macchina?
Boh… quelli in macchina sono rimasti in macchina e quei due dopo che hanno ammazzato Lima se ne sono scappati
… certo strano è…
… infatti…

… e ancora…

Aspè… come fa il Generale Dalla Chiesa di nome…?
Mario Alberto… no, no… Carlo Alberto credo…
“Ammazzato pure lui in un modo allucinante…”
Ti ricordi? Mi ero sposato da pochissimo e tu eri a casa mia con la tua fidanzata di allora…
Quella sera abbiamo avuto paura vero… confusione, un mare di polizia…
Lui era insieme alla moglie in un macchinone bianco e andava verso il Prefetto, un altro macchinone li ha affiancati e hanno sparato alcune raffiche di Kalashnikov AK-47″
… arma rimasta famosa…
Minchia!!! E gli agenti della scorta che c’erano nella macchina dietro di loro? Ammazzati pure quelli!!!

All’improvviso ho visto quello che succede quando la mafia uccide… e ho capito per la prima volta quei discorsi che avevo ascoltato anni prima senza capirne veramente il significato.

2015… ho 35 anni…
Certo che da allora è passato un sacco di tempo
Più di venti anni…
… e la mafia è sempre li… diversa da come era prima ma c’è sempre…
Si… e chissà ancora quello che c’è sotto e che ancora non si è scoperto
… infatti…
Comunque… sono le quattro e mezza… amunì sbrighiamoci che alle cinque abbiamo appuntamento…

La nostra “casa al mare” è sempre li, però adesso i miei genitori ci abitano sia durante l’estate che durante l’inverno perchè io mi sono trasferito a Milano… del resto perchè continuare a stare in città?
Il campetto di calcio adesso non c’è più, al suo posto adesso c’è un supermercato con un grosso parcheggio.
L’aeroporto di Punta Raisi è sempre li, solo che adesso è più grande, più moderno e si chiama “Aeroporto Falcone-Borsellino”.
TGS fa sempre il suo telegiornale, solo che la sigla è cambiata e i giornalisti sono quasi tutti nuovi ma si continua comunque a parlare di mafia.
Dove prima c’erano le macerie dell’asfalto e le macchine distrutte adesso c’è l’autostrada nuova e proprio dove è scoppiata la bomba, ai bordi delle carreggiate dietro i guard rail, hanno costruito un monumento in ricordo delle persone morte in quella strage.
I cartelli “Palermo” e “Capaci” ci sono ancora, verdi come allora, con le scritte bianche e con le frecce bianche a testimoniare, ogni volta che ci si passa sotto, quello che è successo… sono li esattamente uguali come quando li vidi nel 1992 in televisione su TGS… e resteranno ancora li “per non dimenticare”.

Dopo diversi anni questi sono i fatti.
L’esecutore materiale dell’omicidio di Boris Giuliano è Leoluca Bagarella; mandanti Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro.
Gli esecutori dell’omicidio di Salvo Lima sono Francesco Onorato e Giovan Battista Ferrante; tra i mandanti risultano esserci Salvatore Riina, Francesco Madonia, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Salvatore Buscemi, Michelangelo La Barbera.
Gli esecutori dell’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa sono Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia; tra i mandati risultano Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.

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