Stranger things 1 stagione

Stranger things 1° stagione

Siamo negli anni ‘80, un gruppo di ragazzi, in una fittizia cittadina dell’Indiana girano in bici, giocano al celeberrimo Dungeons & Dragons e parlano con i walkie talkie. Una notte, uno di loro, il piccolo Will scompare perso in un modo oscuro. La madre e un poliziotto triste, Jim Hopper, si mettono alla ricerca del piccolo, ma senza successo. L’unica speranza è una ragazza con dei poteri speciali, Undici che si unisce ai tre ragazzi. Quello che scopriranno è paranormale, oscuro, horror, fantascientifico.

La regia è di Matt e Ross Duffer due fratelli trentenni con la voglia di scrivere una lettera d’amore alla narrativa di quel periodo. Quello che salta agli occhi sin da subito specialmente per uno spettatore nato e/o cresciuto negli anni ‘80 e che abbia consumato un bel po’ di tv e cinema del tempo è una robusta rete di citazioni visive, tematiche e fotografiche degli anni ’80. Nella serie si possono sentire le trame di “E.T.” e “Incontri ravvicinati del Terzo Tipo”, “I Goonies” e “Stand by me – Ricordo di un’estate”. Il font, il carattere tipografico dei titoli di testa, mosso da una splendida colonna sonora coerente di Michael Stein e Kyle Dixon, ricorda quello delle copertine dei suoi libri. La colonna sonora non originale ovviamente è anche molto molto interessante, troviamo Clash, Jefferson Airplane, Toto, Joy Division, i Vangelis che riecheggiano nei titoli di testa, e tanti alti.

Si potrebbe pensare che questa serie tv sia un mischione di belle cose viste in altre produzione e raccolte in un’unica serie; in realtà non è cosi. La serie dei Duffer bros. porta la “regola della citazione” a salire di livello, usando le citazione per fare brillare ancora di più una storia già bellissima. La serie ha la capacità di raccontare un tipo di storia che oggi, per varie ragioni, non si vede più; una storia di amicizia semplice e allo stesso tempo soprannaturale, la cameretta che si trasforma in varco temporale, il sottoscala che collega al galeone dei pirati, il garage con l’alieno. Toccando tasti della profondità quando rielabora, con molta grazia, conoscenza e acume, quel tipo di di favola innocente e straordinaria che imperversò nella produzione anni ‘80, la serie riesce a tenere lo spettatore incollato al video.

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